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Le qualità delle politiche di welfare sociale, urbano e territoriale risiedono, tra l'altro, nella centralità accordata ai fattori di crescita, sviluppo e formazione dell'infanzia.

L'impegno non solo economico ma più soprattutto culturale per un settore così decisivo per le condizioni di vita future, connota il sistema dei valori civili di un paese e costituisce un riferimen­to sicuro anche in tempi di crisi e d'incertezze come quello attuale. Infatti, il sempre più gravoso reperimento di risorse con le conseguenti difficoltà per una risposta adeguata alla richiesta crescente dei servizi alla persona e ai bambini, in particolar modo, aumenta le sofferenze per lo iato tra le aspettative e le possibilità di soddisfacimento delle stesse. E sono, in tale situazione, le fasce più deboli del corpo sociale a risentire gli effetti di queste carenze che si riverberano non solo sui soggetti più direttamente interessati ma sul complessivo funzionamento del sistema esposto a tensioni mutevoli e assai incisive sugli equilibri dei suoi già precari assetti. Se palese è la trasformazione che ha riguardato e tuttora riguarda la società italiana di questi anni recenti, sfuggenti appaiono le ipotesi di ricomposizioni venture possibili. D'altronde le ragioni di tale fenomeno sono state ampiamente esplorate così come i riflessi della cosiddetta globalizzazione sui livelli locali con preoccupanti decadimenti della qualità di vita per lo più dovuti al ridursi delle disponibilità di attrezzature e mezzi per il benessere, in special modo, delle giovani e giovanissi­me generazioni e per la loro formazione.

La Commissione Affari Sociali della Camera, a seguito di un'indagine conoscitiva sulle condizioni delle famiglie italiane, aveva redatto nel 2006 un documento finale che lasciava emergere lo stato di disagio testimoniato da alcuni indicatori economici relativi alla spesa per attrezzature strategi­che. Tra esse, gli asili nido apparivano come una delle principali emergenze a scala nazionale. Tra i dati più evidenti emergeva l'insufficienza dell'impegno programmatorio e di spesa a favore dello sviluppo degli asili nido; carenza, questa, che tiene purtroppo ancora ben distante l'Italia dall'obiettivo del 33% della copertura territoriale così come delineato nel 2000, a Lisbona, dal Consiglio Europeo. La difficoltà italiana a porsi in sintonia con i dettami della Comunità Europea si caratterizza, inoltre, per la disomogeneità degli impegni, la scarsa capacità d'investimenti e delle spese delle diverse Regioni. Infatti, a fronte di Emilia-Romagna, Toscana o Lombardia, da sempre assai attive e, in molti casi, anche all'avanguardia sulle tematiche delle strutture per l'infanzia, la gran parte del territorio nazionale sconta un forte ritardo occupando posizioni di retroguardia nel contesto continentale. S'impongono, dunque, impegni notevoli per riequilibrare un quadro statistico dove, a fronte di Francia e Svezia che assicurano una copertura di posti del 35-40%, o della Danimarca che tocca il 50%, l'Italia si attesta su un deludente 10%. In tale situa­zione la Toscana, che pure è la Regione leader nel settore, può vantare solo il 26%. Eppure motivi di speranza e d'ottimismo possono essere trovati nell'attività che viene messa in campo da alcuni attori operosamente presenti nelle diverse realtà territoriali nonostante il quadro denso di criticità. La loro esperienza sembra essere divenuta un connotato insostituibile per la qualità e l'erogazione dei servizi, per la capacità di sviluppare conoscenze e pratiche complesse attraverso progetti e realizzazioni esemplari utili alla crescita del rapporto tra settore pubblico e le varie forme di quello privato. Tra gli operatori emergenti nel panorama nazionale, la Società Cooperativa Società Dolce di Bologna ha da tempo strutturato originali ed efficaci modalità d'intervento nei diversi ambiti dei servizi alla persona. Con spirito d'innovazione, in risposta alle sfide attuali, è stato avviato un programma di ricerca, sviluppo e progetti che ha coinvolto nel percorso numerose competenze interdisciplinari e istituzioni, tra cui l'Università degli Studi dell'Aquila, per realizzare nidi d'infanzia caratterizzati da forti e originali contenuti sia architettonici che pedagogici.

 

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